Perdere i propri denti è già un momento importante nella vita di una persona. Ma cosa succede quando anche una riabilitazione fissa su impianti, realizzata anni prima, inizia a dare problemi?
Molti pazienti che affrontano problemi con impianti dentali raccontano la stessa sensazione: quella di aver perso i denti due volte. La prima quando hanno perso i denti naturali. La seconda quando il lavoro che doveva risolvere la situazione non è più in grado di garantire la funzione per cui era stato progettato.
È una condizione delicata, e non solo dal punto di vista clinico. Dopo interventi, mesi di cure e un investimento importante, quello che spesso viene meno è la fiducia nella possibilità di trovare una nuova soluzione.
A questo tema il Dott. Alessandro Rocco Chicone, fondatore e Direttore Scientifico de Il Mondo del Sorriso, ha dedicato un nuovo video.
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Nel video viene presentato, nel rispetto della privacy del paziente, il percorso di un caso complesso: una persona che aveva già affrontato una riabilitazione implantare e che si è trovata a dover rivalutare completamente la propria situazione.
Il punto non è mostrare un “prima e dopo”. È spiegare un principio che cambia l’esito di questi casi.
Quando un impianto dà problemi, la domanda giusta non è “quanti impianti nuovi servono”
È: perché la situazione attuale presenta dei problemi?
Sono due percorsi opposti. Il primo porta a rifare, spesso con lo stesso errore di impostazione che aveva causato il problema. Il secondo parte da una nuova diagnosi.
I segnali che meritano un controllo
Molti pazienti convivono a lungo con segnali che rimandano, spesso perché temono di sentirsi dire che va rifatto tutto. Meritano invece una valutazione:
- sensazione di mobilità della protesi o di un singolo elemento;
- gengiva arrossata, gonfia o che sanguina intorno a un impianto;
- fastidio, dolore o pressione durante la masticazione;
- alitosi persistente o cattivo sapore localizzato;
- recessione della gengiva con esposizione della parte metallica;
- frattura o scheggiatura della parte estetica;
- viti che si allentano ripetutamente;
- accumulo di cibo in zone dove prima non accadeva;
- difficoltà crescente a masticare cibi consistenti.
La presenza di uno di questi segni non indica automaticamente un fallimento. Indica che la situazione va esaminata, possibilmente prima che evolva.
Perché una riabilitazione implantare può richiedere una nuova valutazione
Gli impianti dentali sono dispositivi medici che vivono all’interno di un progetto diagnostico, chirurgico, protesico e di mantenimento. Nel tempo possono presentarsi condizioni che richiedono un approfondimento.
Cause di natura biologica
L’infiammazione dei tessuti che circondano l’impianto è la più frequente. Quando interessa solo la mucosa si parla di mucosite peri-implantare; quando coinvolge anche l’osso di supporto si parla di perimplantite. La prima è generalmente reversibile con un trattamento adeguato, la seconda comporta una perdita di osso che va valutata caso per caso.
Cause di natura meccanica
Allentamento o frattura di viti, usura o frattura di componenti protesiche, sovraccarico funzionale, distribuzione non equilibrata delle forze masticatorie.
Cause legate al progetto iniziale
Numero, posizione o inclinazione degli impianti non adeguati al carico previsto, oppure una protesi che non consente una corretta igiene domiciliare.
Cause legate al mantenimento
Assenza di controlli periodici e di igiene professionale, che sono parte integrante del trattamento e non un’aggiunta facoltativa.
Riconoscere quale di questi fattori ha agito è ciò che permette di non ripetere lo stesso percorso.
Prima di rifare, capire cosa può essere conservato
Di fronte a una riabilitazione problematica l’obiettivo non è sostituire automaticamente tutto ciò che è presente. La prima domanda è: cosa possiamo conservare e cosa non è più clinicamente recuperabile?
La valutazione può comprendere, in funzione del singolo caso:
- stato e stabilità degli impianti già presenti;
- quantità e qualità dell’osso disponibile;
- salute dei tessuti peri-implantari;
- eventuali segni di infiammazione o infezione;
- condizioni e integrità della protesi;
- funzione masticatoria e occlusione;
- aspetto estetico e rapporti con il sorriso;
- condizioni degli eventuali denti residui;
- stato di salute generale e terapie in corso;
- storia clinica e documentazione dei trattamenti precedenti.
Solo dopo questa analisi è possibile formulare una diagnosi e discutere le possibilità terapeutiche.
È possibile inserire nuovi impianti dopo un trattamento precedente?
Non esiste una risposta valida per tutti.
In alcuni casi può essere possibile, dopo un’accurata valutazione, progettare un nuovo percorso implantare. In altri sono necessarie procedure preliminari. In altri ancora può essere indicata una soluzione differente.
Anche la disponibilità ossea va valutata individualmente. Per questo una frase come “non hai abbastanza osso” non dovrebbe essere né ignorata né considerata una sentenza definitiva senza un esame aggiornato: la diagnostica tridimensionale permette oggi di studiare con precisione anatomia, osso residuo e rapporti con le strutture circostanti.
L’obiettivo non è proporre un trattamento a tutti. È capire quali possibilità esistono per quella specifica persona.
Tornare ai denti fissi dopo averli “persi due volte”
È qui che il concetto di tornare ai denti fissi assume un significato più profondo.
Chi affronta un rifacimento complesso non cerca semplicemente nuovi denti. Vuole tornare a mangiare con sicurezza, recuperare funzione, sorridere serenamente e soprattutto ritrovare fiducia dopo un’esperienza precedente difficile.
Quando le condizioni cliniche lo consentono, l’obiettivo di una nuova riabilitazione è ricostruire una situazione fissa progettata sulla condizione attuale del paziente. Non replicare ciò che è stato fatto in passato: ripartire dalla diagnosi e riprogettare.
Implantologia avanzata e grandi riabilitazioni: il Metodo MDSDF10
Nelle cliniche Il Mondo del Sorriso abbiamo sviluppato il Metodo MDSDF10, dedicato alla gestione delle grandi riabilitazioni implantari.
Il metodo parte dalla diagnosi e dalla pianificazione del singolo caso e integra gli aspetti chirurgici, protesici, funzionali ed estetici all’interno di un percorso coordinato, con protocolli studiati per aumentare sicurezza e predicibilità.
Nei casi di precedenti riabilitazioni problematiche questa impostazione ha particolare rilevanza, perché occorre comprendere non soltanto come ricostruire, ma prima di tutto perché la situazione esistente presenta dei problemi.
Il Metodo MDSDF10 è applicabile quando le condizioni cliniche individuali lo permettono, e ogni indicazione viene stabilita dopo un’attenta valutazione.
Non basta tornare ai denti fissi: bisogna mantenerli nel tempo
Una grande riabilitazione non termina con la consegna dei denti.
Controlli periodici, igiene domiciliare, mantenimento professionale, verifica dei tessuti, controllo dell’occlusione e collaborazione del paziente sono parte del percorso, non un completamento opzionale. Nei casi di rifacimento questo aspetto è ancora più determinante, perché spesso è proprio la fase di mantenimento ad essere mancata la prima volta.
È uno dei principi alla base della nostra visione The Longevity Smile: il sorriso non considerato soltanto dal punto di vista estetico, ma come parte della funzione masticatoria, dell’alimentazione, della salute orale e della qualità della vita.
Domande frequenti
Un impianto che si muove va sempre rimosso?
No. La mobilità va prima distinta: può riguardare la protesi, una vite o l’impianto stesso. Sono situazioni cliniche diverse, con approcci diversi. È necessario un esame clinico e radiografico per stabilirlo.
La perimplantite è curabile?
Dipende dallo stadio e dall’entità della perdita ossea. Nelle fasi iniziali esistono approcci non chirurgici; in situazioni più avanzate possono essere indicate procedure chirurgiche o, in alcuni casi, la rimozione dell’impianto. La valutazione è individuale.
Posso rimettere un impianto nella stessa posizione dopo una rimozione?
In alcuni casi è possibile, talvolta dopo un periodo di guarigione o procedure preliminari. In altri casi si sceglie una posizione differente. Dipende dalla quantità e qualità dell’osso residuo.
Se il lavoro l’ha fatto un altro studio, posso comunque farmi valutare?
Sì. Una seconda valutazione è una pratica normale e utile. È consigliabile portare tutta la documentazione disponibile: radiografie, TAC, referti, preventivi e piani di cura precedenti.
Devo per forza rifare tutto?
Non necessariamente. Uno degli obiettivi della valutazione è proprio distinguere ciò che può essere conservato da ciò che non è più recuperabile.
Quanto tempo richiede un rifacimento complesso?
Non è definibile a priori. Dipende dalla condizione dei tessuti, dall’eventuale necessità di procedure preliminari e dal progetto protesico. Tempi e modalità vengono definiti dopo la diagnosi.
Cosa comprende lo Smile Check-Up?
È il percorso di valutazione iniziale: raccolta della storia clinica, esame obiettivo, diagnostica per immagini quando indicata, analisi della funzione e discussione delle possibilità terapeutiche.
Hai già degli impianti ma qualcosa non va?
Se avverti mobilità, hai avuto fratture o infiammazioni ricorrenti, oppure ti è stato prospettato il rifacimento di un lavoro precedente, non partire dalla ricerca di una terapia. Parti da una diagnosi.
Attraverso lo Smile Check-Up possiamo valutare la situazione attuale e comprendere quali possibilità possano essere prese in considerazione nel tuo caso.
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Il Mondo del Sorriso — San Marino • Riccione • Cesena • Senigallia
Ogni caso richiede un’attenta valutazione. Indicazioni, modalità, tempi e possibilità terapeutiche dipendono dalle condizioni cliniche individuali. Questo contenuto ha finalità informative e non sostituisce la visita e il parere del medico odontoiatra.
Autore e revisione scientifica
Dott. Alessandro Rocco Chicone — Odontoiatra e implantologo, fondatore e Direttore Scientifico de Il Mondo del Sorriso. Ideatore del Metodo MDSDF10 e della visione The Longevity Smile.