80 anni e almeno 20 denti: cosa ci insegna l’obiettivo 8020 del Giappone
Cosa significa invecchiare mantenendo una bocca funzionale? In Giappone questa domanda ha dato origine a uno dei programmi di salute orale più conosciuti al mondo: l’obiettivo 8020, cioè arrivare a 80 anni conservando almeno 20 denti naturali. Un concetto che ci invita a guardare al sorriso non soltanto dal punto di vista estetico, ma anche attraverso funzione masticatoria, prevenzione e salute orale nel tempo.
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Che cos’è l’obiettivo 8020?
Nel 1989 in Giappone prese forma la campagna 8020, sostenuta dall’allora Ministero della Salute giapponese e dalla Japan Dental Association.
Il messaggio era semplice:
raggiungere gli 80 anni conservando almeno 20 denti naturali.
Il numero 20 non nasce soltanto da un’esigenza estetica: l’idea alla base del programma è preservare un numero di denti compatibile con una funzione orale e masticatoria utile anche in età avanzata. (jda.or.jp)
Il dato storico è particolarmente interessante. Quando il programma iniziò, meno del 10% della popolazione giapponese raggiungeva questo obiettivo; secondo i dati più recenti riportati dalla Japan Dental Association, la percentuale di persone che a 80 anni conserva almeno 20 denti ha raggiunto il 51,6%. (jda.or.jp)
Ma il messaggio più interessante dell’8020, dal mio punto di vista, non è semplicemente “conservare 20 denti”.
È cercare di preservare la funzione della bocca durante l’invecchiamento.
I denti non servono soltanto a sorridere
Quando parliamo di denti, la prima associazione è spesso l’estetica.
Un bel sorriso ha certamente un valore importante nella percezione di sé e nelle relazioni. Ma i denti svolgono prima di tutto una funzione.
Masticare.
La masticazione rappresenta una delle prime fasi della preparazione del cibo alla digestione e la capacità di masticare efficacemente può influenzare anche le nostre scelte alimentari.
Quando perdiamo progressivamente denti o la funzione orale si riduce, possiamo adattarci senza rendercene immediatamente conto: alcuni alimenti diventano più difficili da masticare e possiamo iniziare a preferire consistenze più semplici.
È quindi riduttivo valutare la salute della bocca soltanto contando quanti denti sono presenti.
Dobbiamo chiederci anche:
quanto bene stanno funzionando?
Perdita dei denti e declino cognitivo: cosa dice realmente la ricerca?
Negli ultimi anni la ricerca ha approfondito anche le possibili associazioni tra salute orale e diversi aspetti dell’invecchiamento.
Una meta-analisi pubblicata nel 2021 sul Journal of the American Medical Directors Association ha analizzato 14 studi longitudinali, per un totale di 34.074 partecipanti e 4.689 casi di ridotta funzione cognitiva.
Gli autori hanno osservato un’associazione tra una maggiore perdita dentale e un maggiore rischio di deterioramento cognitivo e demenza. (PubMed)
Questo dato va però interpretato correttamente.
Associazione non significa causalità.
Lo studio non dimostra che perdere i denti provochi demenza.
Salute orale, età, condizioni socioeconomiche, alimentazione, patologie sistemiche, stili di vita e numerosi altri fattori possono intrecciarsi tra loro.
Trasformare un’associazione epidemiologica nella frase “perdere i denti causa demenza” sarebbe quindi scientificamente scorretto.
Il valore di questi studi è un altro: ci invitano a considerare la salute orale all’interno di una visione più ampia dell’invecchiamento.
Dall’8020 all’“oral frailty”: la fragilità orale
La ricerca giapponese ha sviluppato anche un altro concetto particolarmente interessante: oral frailty, che possiamo tradurre come fragilità orale.
Non riguarda soltanto il numero dei denti.
Nel modello OF-5 utilizzato in uno studio della coorte di Kashiwa vengono considerate cinque dimensioni: riduzione del numero dei denti, difficoltà nella masticazione, difficoltà nella deglutizione, secchezza della bocca e riduzione delle capacità motorie orali legate all’articolazione. (PubMed)
Uno studio precedente della stessa linea di ricerca aveva già analizzato oltre 2.000 persone di almeno 65 anni, studiando longitudinalmente il rapporto tra fragilità orale e diversi outcome dell’invecchiamento. (PubMed)
Nello studio OF-5 del 2023, circa 2.000 anziani residenti nella comunità sono stati seguiti fino a nove anni: la presenza di più elementi di fragilità orale risultava associata a maggiore fragilità fisica e ad altri esiti avversi considerati dagli autori. (PubMed)
Anche in questo caso è fondamentale non confondere un’associazione con una relazione diretta di causa-effetto.
The Longevity Smile: non significa promettere che i denti facciano vivere più a lungo
È proprio da questa distinzione che nasce la visione che definisco The Longevity Smile.
Non significa affermare che avere più denti faccia automaticamente vivere più a lungo.
E non significa sostenere che una terapia odontoiatrica possa prevenire patologie sistemiche o aumentare la longevità.
Significa qualcosa di diverso:
considerare la salute orale e la funzione masticatoria come elementi da preservare durante tutto il corso della vita.
Per questo l’odontoiatria della longevità, nella mia visione, dovrebbe partire innanzitutto dalla prevenzione e dalla conservazione.
Quando un dente naturale può essere curato e mantenuto con una prognosi ragionevole, conservarlo rappresenta un obiettivo importante.
Quando invece alcuni denti risultano compromessi, la domanda non dovrebbe essere immediatamente:
“Quanti impianti servono?”
Prima vengono diagnosi e pianificazione.
Quando i denti sono già stati persi?
È qui che il concetto diventa particolarmente importante per chi porta una dentiera, ha perso molti denti o presenta una dentatura fortemente compromessa.
La valutazione deve considerare, tra gli altri aspetti:
- quali denti possono ancora essere conservati;
- salute dei tessuti;
- disponibilità ossea;
- funzione masticatoria e occlusione;
- condizioni cliniche generali;
- possibilità di mantenimento nel tempo.
Soltanto dopo questa valutazione è possibile individuare un percorso appropriato.
A seconda della situazione individuale, le possibilità possono essere conservative, protesiche o, quando esistono le condizioni cliniche necessarie, comprendere riabilitazioni su impianti.
L’implantologia, quindi, non rappresenta il punto di partenza.
È uno degli strumenti terapeutici che possono essere utilizzati dopo una diagnosi.
Tornare ai denti fissi significa recuperare prima di tutto una funzione
Questo principio è particolarmente importante nelle grandi riabilitazioni.
Quando una persona ha perso tutti o molti denti, l’obiettivo non dovrebbe limitarsi a “riempire gli spazi” o a ricostruire esteticamente il sorriso.
Bisogna progettare una riabilitazione considerando anche funzione masticatoria, distribuzione dei carichi, tessuti, estetica e possibilità di controllo e mantenimento nel tempo.
È in questo contesto che, nei casi clinicamente indicati, possono essere valutati percorsi di riabilitazione fissa su impianti e il nostro metodo MDSDF10, dedicato alle grandi riabilitazioni implantari e applicabile quando le condizioni cliniche lo consentono.
Ed è qui che si incontrano due concetti che stiamo sviluppando ne Il Mondo del Sorriso:
Tornare ai denti fissi significa recuperare, quando possibile, una funzione.
The Longevity Smile significa cercare di preservare quella funzione e la salute orale nel tempo.
La domanda non è soltanto quanti denti avremo a 80 anni
L’obiettivo giapponese 8020 ci lascia quindi una riflessione che va oltre il numero 20.
Non possiamo prevedere oggi quanti denti avremo a 80 anni.
Possiamo però prenderci cura della nostra salute orale, prevenire quando possibile la perdita dentale, controllare nel tempo ciò che abbiamo curato e intervenire con una diagnosi appropriata quando qualcosa cambia.
Per questo vorrei chiudere con la stessa domanda con cui ho concluso il video:
Come vorresti poter masticare a 80 anni?
È forse una domanda più importante di quanto sembri.
Guarda il video: 80 anni, 20 denti. Perché?
Dott. Alessandro Rocco Chicone
Odontoiatra
Fondatore e Direttore Scientifico – Il Mondo del Sorriso
San Marino • Riccione • Cesena • Senigallia
Per informazioni sulle sedi e sui Direttori Sanitari: Il Mondo del Sorriso
Contenuto a finalità informativa e divulgativa. Le associazioni riportate nella letteratura scientifica non dimostrano necessariamente rapporti di causa-effetto. Ogni situazione clinica richiede una valutazione individuale.
Fonti scientifiche
Qi X, Zhu Z, Plassman BL, Wu B. Dose-Response Meta-Analysis on Tooth Loss With the Risk of Cognitive Impairment and Dementia. J Am Med Dir Assoc. 2021;22(10):2039-2045. (PubMed)
Tanaka T et al. Oral Frailty as a Risk Factor for Physical Frailty and Mortality in Community-Dwelling Elderly. J Gerontol A Biol Sci Med Sci. 2018;73(12):1661-1667. (PubMed)
Tanaka T et al. Oral frailty five-item checklist to predict adverse health outcomes in community-dwelling older adults: A Kashiwa cohort study. Geriatr Gerontol Int. 2023;23(9):651-659. (PubMed)
Japan Dental Association – 8020 Campaign. (jda.or.jp)