Salute orale e longevità: cosa dicono gli studi sull’aspettativa di vita | Dottor Chicone | The Longevity Smile | Il Mondo del Sorriso

Una ricerca pubblicata nel 2026 sull’American Journal of Epidemiology ha stimato che, a 50 anni, le persone con la salute orale più compromessa avevano un’aspettativa di vita inferiore di circa 4,6-6,4 anni rispetto a chi presentava una bocca in buone condizioni. È un dato di associazione, non di causa: significa che la salute della bocca e la salute generale procedono insieme, non che un dente mancante accorci la vita. Questa pagina spiega cosa dicono gli studi disponibili, cosa non dicono, e perché la ricerca più recente contiene anche un messaggio incoraggiante.

Cosa ha osservato lo studio sull’aspettativa di vita?

Lo studio, firmato da Zhou e collaboratori e pubblicato il 19 maggio 2026, ha utilizzato i dati del National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES) raccolti tra il 1999 e il 2018 su adulti di età pari o superiore a 40 anni. Lo stato di mortalità è stato collegato al National Death Index fino al 31 dicembre 2019. Nel corso di un follow-up medio di 8,3 anni si sono verificati 3.345 decessi.

La salute orale è stata valutata attraverso quattro indicatori: il numero di denti persi, la presenza e la gravità della parodontite, la salute orale percepita dal paziente e l’indice DMFT, che misura denti cariati, mancanti e otturati.

Confrontando chi aveva perso da 0 a 1 dente, senza parodontite e con indice DMFT molto basso, con chi aveva perso da 22 a 28 denti, con parodontite grave e indice DMFT elevato, il rischio di mortalità per tutte le cause risultava aumentato del 59-89%. Tradotto in termini di aspettativa di vita a 50 anni, questo corrispondeva a una perdita stimata di 4,6-6,4 anni.

Significa che perdere i denti accorcia la vita?

No, e la distinzione è importante.

Uno studio osservazionale rileva un’associazione: osserva che due condizioni ricorrono insieme più spesso di quanto accadrebbe per caso. Non dimostra che una causi l’altra. Gli autori stessi non affermano un rapporto causale.

La lettura clinicamente più solida è che la bocca funzioni come uno specchio della salute generale. Diversi meccanismi possono contribuire a questa associazione, e in parte si sovrappongono:

    • Infiammazione cronica. La parodontite è una malattia infiammatoria che interessa i tessuti di supporto del dente e il cui carico infiammatorio non resta necessariamente confinato alla bocca.
    • Funzione masticatoria ridotta. Quando masticare diventa difficile, l’alimentazione tende a spostarsi verso cibi più morbidi e spesso meno vari.
    • Fattori condivisi. Fumo, diabete, condizioni socioeconomiche e accesso alle cure incidono contemporaneamente sulla salute orale e su quella generale.
    • Causalità inversa. Una salute generale compromessa può a sua volta peggiorare lo stato della bocca, rendendo più difficile stabilire una direzione univoca.

La formulazione corretta è dunque questa: una bocca molto compromessa è un segnale che merita attenzione, non una condanna.

Curare i denti cambia qualcosa?

È la domanda più interessante, e due ampi studi giapponesi offrono indicazioni incoraggianti.

Il primo, condotto nell’ambito dello studio OHSAKA dell’Università di Osaka, ha analizzato i dati di 190.282 persone di età pari o superiore a 75 anni, sottoposte a controlli odontoiatrici pubblici tra il 2018 e il 2020. Ogni posizione dentale è stata classificata come dente sano, otturato, cariato o mancante. Il risultato: i denti curati risultavano associati a un rischio di mortalità ridotto in misura analoga ai denti sani, mentre un numero maggiore di denti mancanti o cariati si associava a un rischio più elevato.

Il secondo studio ha esaminato 946.709 persone di età pari o superiore a 75 anni residenti in Giappone, osservandole per tre anni. Chi non si sottoponeva a controlli odontoiatrici presentava un rischio di mortalità per tutte le cause più elevato, anche dopo aver tenuto conto delle differenze nelle caratteristiche iniziali dei gruppi.

Anche in questo caso parliamo di associazioni osservate, non di rapporti di causa dimostrati. Ma il messaggio che ne emerge è coerente e vale la pena sottolinearlo: un dente curato non equivale a un dente perso. E non esiste un’età in cui occuparsi della propria bocca smetta di avere senso.

Che cos’è The Longevity Smile?

The Longevity Smile è la visione che guida il nostro lavoro: considerare il sorriso non soltanto sul piano estetico, ma come parte della salute complessiva della persona.

Masticare, alimentarsi in modo vario, mantenere tessuti sani e sentirsi a proprio agio nel sorridere non sono questioni separate: fanno parte dello stesso processo con cui si invecchia. Preservare la funzione orale nel tempo è un obiettivo di salute, non un intervento cosmetico.

Questo non significa che un trattamento odontoiatrico allunghi la vita: nessuno studio consente di affermarlo. Significa che la funzione orale merita, durante l’invecchiamento, molta più attenzione di quanta gliene venga abitualmente riservata.

Da dove si comincia?

L’ordine delle priorità, nella pratica clinica, è chiaro.

Primo obiettivo: conservare. Mantenere i propri denti e la salute dei tessuti è il risultato preferibile ogni volta che è clinicamente possibile. Controlli periodici, igiene professionale e trattamento precoce della malattia parodontale servono a questo.

Secondo obiettivo: recuperare la funzione. Quando molti denti sono già stati persi, l’obiettivo diventa ripristinare una capacità masticatoria adeguata. Le soluzioni possibili sono diverse e la scelta dipende dalle condizioni dei tessuti, dall’osso disponibile, dallo stato di salute generale e dalle esigenze della singola persona. In alcuni casi può essere indicata una riabilitazione fissa su impianti, in altri soluzioni differenti.

Il punto non è «rimettere dei denti». È conservare o recuperare una funzione.

Domande frequenti

Perdere un dente riduce davvero l’aspettativa di vita?

No. Gli studi disponibili osservano un’associazione tra condizioni orali gravemente compromesse — molti denti persi, parodontite grave, carie diffuse — e una minore aspettativa di vita stimata. Non dimostrano che la perdita di un singolo dente abbia un effetto diretto sulla durata della vita.

A che età è troppo tardi per curare i denti?

Gli studi citati in questa pagina hanno riguardato persone con più di 75 anni e hanno osservato associazioni favorevoli nei soggetti con denti curati e nei soggetti che si sottoponevano a controlli regolari. Non emerge un’età oltre la quale occuparsi della propria bocca cessi di avere senso.

La parodontite influisce sulla salute generale?

La parodontite è una malattia infiammatoria cronica, e la letteratura scientifica ne ha studiato in modo estensivo le associazioni con diverse condizioni sistemiche. Si tratta di associazioni documentate; i meccanismi causali sono oggetto di ricerca e non vanno presentati come dimostrati.

Un dente otturato vale quanto un dente sano?

Nello studio OHSAKA, condotto su oltre 190.000 persone con più di 75 anni, i denti otturati risultavano associati a un rischio di mortalità ridotto in misura simile ai denti sani. È un dato osservazionale, ma indica che il dente trattato mantiene un valore funzionale che il dente perso non ha.

Mettere degli impianti migliora la salute generale?

Non esistono studi che lo dimostrino, e sarebbe scorretto affermarlo. Una riabilitazione, quando indicata, ha l’obiettivo di recuperare la funzione masticatoria. Gli effetti sulla salute generale non sono stati dimostrati e non vanno presentati come un risultato atteso.

Ogni quanto andrebbero fatti i controlli?

La frequenza non è uguale per tutti: dipende dal rischio individuale di carie e di malattia parodontale, dalla presenza di riabilitazioni, dallo stato di salute generale e dalle abitudini. Viene stabilita dal professionista dopo la valutazione.

Cosa comprende lo Smile Check-Up?

È il percorso di valutazione iniziale: raccolta della storia clinica, esame obiettivo, diagnostica per immagini quando indicata, analisi della funzione masticatoria e discussione delle possibilità terapeutiche.


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Questo contenuto ha finalità informative e non sostituisce la visita e il parere del medico odontoiatra. Indicazioni, modalità, tempi e possibilità terapeutiche dipendono dalle condizioni cliniche individuali e vengono stabiliti dopo valutazione. Gli studi citati riportano associazioni statistiche e non rapporti di causa-effetto dimostrati.


Riferimenti bibliografici

    • Zhou Y., Wang J., Hu W., Zhou S., Di H., Wu Q., Qin T., Ye Q., Shan Z. Mortality risk and loss in life expectancy associated with poor oral health: a population-based epidemiologic follow-up study. American Journal of Epidemiology, 19 maggio 2026. doi: 10.1093/aje/kwag109
    • Studio OHSAKA (Oral Health Screening to Assess Keys of Aging Well), Università di Osaka. Assessing the effectivity of counting the number of teeth with their conditions to predict mortality. Coorte retrospettiva su 190.282 adulti di età ≥75 anni, Giappone, 2018-2020.
    • Dental Checkups and All-cause Mortality in Older Adults Aged ≥75 Years: A Large Retrospective Cohort Study. The Journals of Gerontology, Series A. Coorte retrospettiva su 946.709 adulti di età ≥75 anni, Giappone.

Autore e revisione scientifica

Dott. Alessandro Rocco Chicone — Odontoiatra e implantologo, fondatore, Direttore Sanitario e Direttore Scientifico de Il Mondo del Sorriso. Ideatore del Metodo MDSDF10 e della visione The Longevity Smile. Contenuto pubblicato il 01/10/2026 e sottoposto a revisione scientifica interna.

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