Dentiera che si muove: perché succede e quando è possibile valutare i denti fissi | Il Mondo del Sorriso

Dentiera che si muove: perché succede e quando è possibile valutare i denti fissi Se porti una dentiera da molti anni, potresti esserti abituato a situazioni che ormai consideri normali: tagliare il cibo in pezzi più piccoli, scegliere alimenti morbidi, utilizzare l’adesivo, evitare alcuni cibi o sentirti meno sicuro quando mangi e sorridi in compagnia. È un fenomeno che possiamo definire “adattamento silenzioso”. La persona raramente pensa: “la mia dentiera non funziona più”. Più spesso dice semplicemente: “ormai mi sono abituato”. Ma abituarsi a una difficoltà non significa necessariamente che non esistano alternative. Oggi una valutazione odontoiatrica accurata può permettere di comprendere perché una protesi mobile sia diventata instabile e, soprattutto, quali possibilità terapeutiche possano essere prese in considerazione nel singolo caso. Perché una dentiera che prima era stabile oggi può muoversi? Uno dei motivi principali riguarda ciò che accade all’osso dopo la perdita dei denti. I denti naturali trasmettono all’osso mascellare e mandibolare gli stimoli legati alla funzione masticatoria. Quando vengono persi, questi stimoli cambiano e l’osso che precedentemente li sosteneva può andare incontro, nel tempo, a un progressivo riassorbimento. Questo significa che può modificarsi proprio la superficie sulla quale appoggia la dentiera. Per questo una protesi che dieci anni fa sembrava stabile potrebbe oggi muoversi maggiormente. Non necessariamente perché la dentiera sia “peggiorata”, ma perché la bocca sulla quale quella protesi era stata costruita è cambiata nel tempo. L’“adattamento silenzioso”: quando cambiamo la nostra vita per adattarci alla dentiera Il problema non è soltanto il movimento della protesi. Spesso il paziente modifica progressivamente le proprie abitudini senza quasi rendersene conto. Comincia a evitare gli alimenti più difficili da masticare, taglia tutto in pezzi molto piccoli, preferisce cibi morbidi, utilizza più adesivo oppure evita determinate situazioni sociali per paura che la dentiera possa muoversi. Sono piccoli adattamenti che, sommati nel tempo, possono incidere sulla masticazione, sull’alimentazione, sulla sicurezza personale e sulla qualità della vita. Ed è proprio qui che cambia la domanda che dovremmo porci. La domanda non è soltanto: “Come posso tenere ferma la dentiera?” La domanda più utile è: “Quanto osso ho ancora e cosa possiamo fare oggi nel mio caso?” Per rispondere non bisogna scegliere autonomamente una terapia o partire dall’idea che gli impianti siano necessariamente la soluzione. Guarda il video del Dott. Alessandro Rocco Chicone Ti sei abituato alla dentiera o hai iniziato a scegliere cosa mangiare in base alla sua stabilità? Nel video il Dott. Alessandro Rocco Chicone, fondatore e Direttore Scientifico de Il Mondo del Sorriso, spiega cosa accade all’osso dopo la perdita dei denti, perché una dentiera che prima era stabile può iniziare a muoversi e quali possibilità possono essere valutate oggi, dall’eventuale stabilizzazione della protesi fino alle riabilitazioni fisse su impianti, quando le condizioni cliniche lo permettono. ▶️ Guarda il video e scopri perché la domanda giusta non è soltanto “come faccio a tenere ferma la dentiera?”, ma “quanto osso ho ancora e cosa posso fare oggi?”. Non scegliere una terapia. Parti da una diagnosi. Bisogna partire da una diagnosi. Ogni paziente presenta condizioni anatomiche, odontoiatriche e generali differenti. Per questo, nelle cliniche Il Mondo del Sorriso, il percorso inizia con una valutazione personalizzata. Cosa valutiamo durante lo Smile Check-Up? Una prima valutazione permette di raccogliere molte delle informazioni necessarie per comprendere la situazione. In particolare analizziamo: ● quantità e caratteristiche dell’osso disponibile; ● condizioni delle gengive; ● presenza e prognosi di eventuali denti residui; ● stabilità e caratteristiche della protesi attuale; ● funzione masticatoria; ● storia clinica e odontoiatrica; ● condizioni generali di salute del paziente. In molti casi, una visita clinica accurata associata agli esami radiografici indicati dal medico permette già di definire una prima direzione diagnostica. Quando è necessario progettare un trattamento implantare, possono poi essere prescritti ulteriori approfondimenti, come una TC/CBCT, utili alla pianificazione tridimensionale. Gli esami devono quindi essere richiesti quando clinicamente indicati e inseriti all’interno di un percorso diagnostico preciso. Dentiera e impianti: quali possibilità esistono? Non esiste una soluzione valida per tutti. A seconda delle condizioni cliniche, anatomiche e generali del paziente, possono essere prese in considerazione differenti possibilità. In alcuni casi può essere indicato stabilizzare maggiormente una protesi rimovibile attraverso impianti. In altri casi, quando le condizioni lo consentono, può essere valutata una riabilitazione fissa supportata da impianti. La differenza è importante e deve essere spiegata chiaramente al paziente. L’obiettivo non è proporre “gli impianti” a tutti, ma individuare la soluzione più appropriata per quella specifica persona. “Mi hanno detto che non ho abbastanza osso” È una delle frasi che ascoltiamo più frequentemente. In alcuni pazienti una ridotta disponibilità ossea rappresenta effettivamente una condizione che limita o modifica le possibilità terapeutiche. Ma una valutazione effettuata molti anni fa non dovrebbe necessariamente essere considerata definitiva per tutta la vita. Le tecniche diagnostiche, la pianificazione digitale e le possibilità dell’implantologia moderna si sono evolute. Per questo, soprattutto quando una precedente valutazione risale a diversi anni prima, può essere utile rivalutare la situazione attuale. Questo non significa che un trattamento implantare sia sempre possibile. Significa semplicemente che ogni caso merita di essere studiato oggi, sulla base delle condizioni cliniche presenti e degli strumenti diagnostici disponibili. “Ho 70 anni: ormai è troppo tardi per gli impianti?” L’età anagrafica, da sola, non stabilisce automaticamente se una persona possa o non possa affrontare una terapia implantare. Sono importanti molti altri elementi: condizioni generali di salute, farmaci assunti, quantità e qualità dell’osso, condizioni dei tessuti orali, capacità di mantenimento e caratteristiche specifiche della riabilitazione. Per questo anche un paziente di 70 anni o più può essere valutato. Sarà poi il medico, dopo aver raccolto tutte le informazioni necessarie, a stabilire quali possibilità siano realmente indicate. Il Metodo MDSDF10 per le grandi riabilitazioni implantari Nelle cliniche Il Mondo del Sorriso abbiamo sviluppato il Metodo MDSDF10, un percorso dedicato alla gestione delle riabilitazioni implantari complesse. Il metodo parte sempre dalla diagnosi e dalla pianificazione. Valutiamo anatomia, tessuti, funzione, estetica e condizioni generali del paziente per costruire un progetto personalizzato. Quando le condizioni cliniche e biologiche lo permettono, possono essere